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Parlare in pubblico, "voce in capitolo" e mondi congelati

May 2, 2014

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Parlare in pubblico, "voce in capitolo" e mondi congelati

Una delle più comuni paure sembra essere quella di parlare davanti ad un pubblico o, ad esempio, gestire una riunione di lavoro in cui dobbiamo “dire la nostra” e ci sembra, per varie ragioni, di non avere “nessuna voce in capitolo”. L’effetto può essere proprio quello di perdere la voce o fare fatica ad avere un tono sufficientemente alto ed autorevole o ancora potremmo avere difficoltà a rimanere concentrati su ciò che vorremmo dire o addirittura dimenticarcelo del tutto, vivendo esattamente il nostro peggiore incubo.La fantasia diventa così realtà in un circolo vizioso che produce sempre più agitazione ed insicurezza.

E’ stato proprio questo il caso di una donna insieme alla quale ho lavorato con EFT-I recentemente.

Malgrado avesse una posizione riguardevole all’interno della sua struttura lavorativa si trovava sempre a dover accettare condizioni sminuenti, se non addirittura fuori luogo, e ad avere grande imbarazzo e disagio nelle riunioni in cui il suo apporto avrebbe dovuto essere importante. Più in generale questa sensazione si rifletteva nella sua vita nel non poter definire e rispettare i suoi propri confini così che le decisioni degli altri, le loro esigenze ed i loro ritmi dettavano i suoi dandole e confermandole un profondo senso di disagio ed inadeguatezza. Durante il nostro colloquio ci siamo soffermate in particolar modo, tra altri, su un ricordo “traumatico” di lei bambina in una esperienza di profondo imbarazzo e disagio in ambito scolastico. Abbiamo quindi liberato e recuperato l’energia congelata in ogni dettaglio, momento, fantasia e credenza create allora fino a poter ricontattare l’esperienza con maggiore serenità e nuove consapevolezze.

Aveva allora adottato la migliore soluzione per poter sostenere l’esperienza con la conseguenza però che parte della sua energia-coscienza era rimasta congelata in uno spazio/tempo che non è quello presente, quello in cui è donna e non più bambina. 
Ciò a cui oggi lei reagiva, infatti, era il mondo congelato nel suo spazio personale, la riunione risuonava con la sua esperienza passata attivandola e risvegliando in lei simili reazioni in maniera del tutto inconscia.
Il nostro colloquio successivo è avvenuto ad una settimana di distanza subito dopo una sua riunione di lavoro.

Ecco la sua esperienza:

 

- Sono scettica per natura.

Ma chi non lo sarebbe di fronte a un qualcosa che non solo non conosce, ma che probabilmente lo spoglierà di tutte le sue radicate e impenetrabili certezze?

Un’immagine riflessa in quello specchio spietato che, vuoi o non vuoi, i tuoi rotoli te li fa vedere, eccome! E se possibile ti sembreranno anche più rotondi di quanto non ricordassi…

Credo di aver abbassato le barriere più o meno al terzo incontro, quando Elena, disorientata di miei continui spostamenti di orario, posticipi, anticipi, rimozioni (o come le chiamerebbe qualcuno “resistenze”), mi ha guardato dritta negli occhi e mi ha detto che così non potevamo andare avanti, che se avessi continuato a sottrarmi a me stessa non avrei tratto nessun beneficio dai nostri incontri.

Abbiamo chiarito alcune cose che evidentemente per me erano fondamentali per delineare quelli che, da quel momento, ho cominciato a chiamare i “miei confini”. 

Ci siamo date un obiettivo, programmando degli incontri più regolari che per me erano già una sfida. E proprio da quello sono partita. Il mio primo obiettivo era di non rinunciare all’appuntamento della settimana successiva, fare in modo che lavoro, figlia, amici, intemperie o la visita degli alieni non mi impedissero di strappare quel tempo per me, per l’unica persona di cui avrei dovuto prendermi cura in uno spazio che non doveva essere invaso da niente e da nessuno.

Ma le cose della vita sono strane e chissà perché succede sempre qualcosa che ti porta ad agire diversamente da come vorresti, o forse è meglio dire da come penseresti di volere. Insomma, per farla breve, il giorno dell’appuntamento cercano di coinvolgermi in una riunione molto importante e allo stesso tempo mia figlia mi chiede di accompagnarla ad un incontro con la sua ex maestra che, proprio a quell'ora, deve fare una recita coinvolgendo gli ex alunni.

Cosa dire sul mio stato d’animo di quel momento…naturalmente ero pronta a cambiare tutto, a fare la riunione e di corsa sfrecciare a prendere mia figlia e le sue amichette. E finalmente è successo qualcosa. Ho cominciato, con una fatica estrema, a tracciare i miei confini. Ho fatto in modo che la riunione fosse rimandata o anticipata, sinceramente non ricordo, e ho detto a mia figlia che era abbastanza grande e responsabile da prendere un autobus e raggiungere la sua maestra che in fondo non era così lontana (mia figlia ha 12 anni). 

Ecco raggiunto il primo obiettivo. Custodire l’unico momento che avevo pensato di dedicare a me. Mettere un confine tra la Mia vita e le esigenze, spesso eccessivamente (da me) sopravvalutate, degli altri.

Dire che ho provato un senso di liberazione è dire poco. Per una volta ho messo me stessa prima del resto, figlia compresa. Ho tracciato il mio confine, ho iniziato a scrivere la Mia storia. 

A molti questa cosa, che io ritengo una conquista straordinaria, sembrerà una sciocchezza, ma siccome sto imparando ad amare le mie vittorie, lascio agli altri la libertà di pensare ciò che vogliono!

Un altro punto su cui stiamo lavorando è la mia difficoltà di esprimermi in pubblico.

Il mio lavoro mi costringe spesso ad intervenire in riunioni in cui non posso sottrarmi da quella che io ho sempre definito una tortura.

Elena, mi ha aiutato a riportare alla memoria un episodio della mia infanzia che potrebbe aver causato il “blocco”.  Certo, potrebbe non essere quello, ma senza dubbio è una cosa che ho sempre ricordato con imbarazzo e che, al solo pensiero, ha sempre provocato in me un profondo disagio nonostante fossero passati svariati anni.

Una delle cose che mi ha aiutato di più ad affrontare questo momento è una domanda che mi ha posto Elena in una delle prime chiacchierate, ovvero: qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere se io non riuscissi a parlare e ad esprimere un concetto come vorrei?Questa domanda, con tutte le più estreme e improbabili risposte, mi ha dato modo di sorridere sulle conseguenze di un intervento sbagliato e già di per sé di tranquillizzarmi.

All’ultima riunione in cui sono dovuta intervenire, ho fatto questo esercizio. Ho osservato, respirato, mi sono concentrata su alcuni elementi che potevano rafforzare l’idea del mio “posto” e finalmente, ho espresso con calma e competenza quello che dovevo dire…aggiungendo persino qualche battuta per stemperare l’atmosfera che si crea in queste situazioni così “composte”.

E’ un percorso difficile, a dire la verità non mi sono neanche soffermata troppo a capire come funzioni veramente, non ho letto articoli e non ho approfondito gli effetti benefici di questo tipo di “tecnica”. Ma sono qui, virtualmente, a raccontare che nonostante il mio scetticismo, la scarsa autostima e il profondo senso di inadeguatezza che mi contraddistinguono, sto imparando piano piano a focalizzare l’attenzione su di me, ovvero, sull’unica persona della quale non mi sono mai presa cura in quarant’anni di vita.-

 

L'EFT-I è una tecnica di lavoro personale e di auto-aiuto che ci offre la possibilità di contattare  e liberare l'energia congelata e bloccata nel nostro campo o spazio personale. Qusto processo ci rende sempre più presenti e al presente, ci rende la nostra integrità, ci permette di attualizzare credenze  reazioni attivate da esperinze passate e ci rende sempre più liberi di prendere nuove decisioni e attuare nuovi comportamenti.

NON E' UNA TERAPIA E NON VUOLE IN ALCUN MODO SOSTITUIRE L'INTERVENTO MEDICO.

 

 

 

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