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Tremo dunque sono!

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Se in alcune occasioni di forte emozione vi è capitato di sentire una vibrazione nel corpo o un vero e proprio tremore in maniera involontaria sappiate che… siete vivi (e in perfetta salute)!

 

Generalmente, manifestazioni di questo tipo, vengono controllate, se non del tutto inibite, nell’erronea convinzione che siano fuori luogo o addirittura pericolose.

 

Ciò che viene ignorato, nella maggior parte dei casi, è che siano una naturale reazione e che il nostro corpo sia dotato della capacità di confrontarsi con un’emergenza o con una condizione difficile così come della capacità di ricreare l’equilibrio una volta terminata l’attivazione.

Il tremore detto neurogeno è proprio lo strumento che il nostro SNA (Sistema Nervoso Autonomo), nella sua modalità parasimpatica, adotta per scrollarsi di dosso la carica neuromuscolare prodotta in situazioni stressanti e comunicare così al cervello che il pericolo è finito e che si può ritornare in uno stato di calma.

Per una serie di ragioni, che non staremo qui ad analizzare, questa capacità è parzialmente o del tutto inibita nell’uomo occidentale con la conseguenza che la tensione si stratifica nel nostro corpo e ne condiziona la biochimica.

 

Il metodo T.R.E. (Tension and Trauma Releasing Exercises) è una tecnica semplice e al tempo stesso molto efficace, ideata negli Stati Uniti da David Barceli grazie alla quale, attraverso facili esercizi, è possibile attivare proprio il tremore neurogeno: un tremore facilmente osservabile in natura comune a tutti i mammiferi, generato dal SNA per disfarsi letteralmente della carica neuromuscolare prodotta in particolari situazioni.

 

In che modo un trauma o un vissuto di stress agiscono sul nostro sistema?

Come mammiferi siamo biologicamente predisposti per rispondere e addirittura evolvere grazie allo stress.

Possiamo reagire ad una situazione di pericolo, o presunto tale, attraverso la risposta di attacco /fuga grazie alla quale, escludendo la neocorteccia e quindi un processo logico e più lento, attiviamo il nostro corpo per attuare la migliore strategia possibile.

 

E’ facilmente comprensibile che cercare di capire perché e come una tigre ci stia assalendo risulti del tutto inefficace ai fini di preservare la propria vita!

La valutazione sul da farsi (o non farsi) in alcune situazioni richiede un passaggio molto più veloce: una volta stabilita la pericolosità accediamo ad altre risorse che vedono come protagonisti il Sistema Nervoso Autonomo, il corpo e in particolare i muscoli Psoas. “Questi muscolo primitivi connettono la schiena con il bacino e le gambe e sono come delle sentinelle sempre in guardia che proteggono il baricentro del corpo umano... Durante qualsiasi esperienza traumatica, gli psoas si contraggono.” David Barceli, Metodo TRE, Esercizi per rilasciare stress e traumi – Edizioni Spazio Interiore (2016)

 

Il nostro corpo quindi si attiva, contrae i muscoli, produce adrenalina e cortisolo.

Nel caso in cui il vissuto risulti soverchiante rispetto alle risorse a nostra disposizione il nostro sistema mette in atto un’ultima possibilità: il freezing, la dissociazione, così da sconnetterci dalle sensazioni sopraffacenti. E’ possibile in tali circostanze perdere conoscenza o avere la sensazione che ciò che accade non stia succedendo a noi, sentirsi particolarmente rallentati o anestetizzati.

 “Terminato l’evento traumatico, il sistema nervoso dovrebbe attivarsi naturalmente e scaricare la tensione residua attraverso il tremore. Il tremore quindi manda un segnale al cervello, informandolo che il pericolo è passato e che è possibile disattivare lo stato interno di allerta. Se il sistema nervoso non si attiva il corpo permane in una sorta di circolo vizioso. Il cervello continua a credere di trovarsi ancora in pericolo e quindi ordina al corpo di rimanere in un continuo stato di allerta e contrazione.” David Barceli, Metodo TRE, Esercizi per rilasciare stress e traumi – Edizioni Spazio Interiore (2016)

 

Ora, se chiedessi quanti di noi hanno avuto effettivamente l’esperienza di confrontarsi con una tigre credo che avrei ben poche adesioni ma se chiedessi quanti di noi si sono sentiti come se affrontassero una tigre la situazione cambierebbe; ognuno di noi ha vissuto o vive momenti o condizioni di varia rilevanza con tali caratteristiche psico-emotive che richiamano ripetutamente il processo sopra descritto.

 

Abbiamo visto, quindi, come durante la propria esperienza di vita ognuno abbia necessariamente costruito delle tensioni muscolari, cosiddette difensive, che caratterizzano e sono parte della struttura del proprio corpo. Queste ci informano continuamente di come stiamo, come ci sentiamo e di quale è la nostra realtà più profonda. Le nostre esperienze rimangono registrate nel corpo, ne rimane l’impronta chimica e la risposta fisica.

 

Capita che si ricerchi inconsciamente una o più situazioni simili alle cause del disagio originario proprio per ricercare quello stesso grado di attivazione nel tentativo di rilasciare la carica accumulata.

Appare più chiaro adesso in che modo e quanto ciò influenzi la percezione di noi stessi, degli altri e della vita.

 

Una guarigione profonda non può prescindere dal corpo che è il luogo dove tutto accade.

Attraverso il metodo T.R.E. abbiamo la possibilità di accedere, in maniera volontaria e controllata, alla capacità naturale e perfetta del nostro sistema di rilasciare queste tensioni residue legate allo stress o al trauma, liberare progressivamente il corpo e favorire una profonda ed intima integrità percettiva.

Da questa rinnovata condizione si ha la possibilità di rispondere alla vita in maniera più libera, creativa, adeguata e aggiornata, senza tralasciare l’impatto benefico che questo processo ha su tanti dei più comuni dolori cronici

 

Per concludere T.R.E. è una tecnica di auto-aiuto che può essere praticata ovunque e in autonomia una volta che si sia stabilita sufficiente confidenza con il metodo.

 

 

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